Negli anni 70 la zona tra Repubblica e la Stazione Centrale di Milano era famosa per il commercio all’ingrosso, specialmente quello tessile.
Molte delle attività commerciali erano gestite da famiglie ebree e in una di queste attività, agli inizi degli negli anni 70, trovarono lavoro mia madre (immigrata dalla Sicilia con tutta la famiglia in giovane età) e mio padre, figlio di un operaio veneto e di una casalinga di origini serbe.
Giunto ormai all’età della pensione e impossibilitato a lasciare ad eredi, l’anziano proprietario decise di cedere l’azienda e la produzione di busti e reggiseni alla giovane coppia: correva l’anno 1974.
Dopo quasi 40 anni di attività, nonostante la crisi e la forte concorrenza nello stesso settore, forte di una produzione fortemente specializzata e di una formula rimasta sostanzialmente invariate nel tempo, il negozio dei miei genitori incredibilmente è l’unico sopravvissuto e ancora produttivo in tutta la zona.
Ci sono lavoratori di fiducia, alcuni di loro entrano in azienda ogni mattina da oltre 25 anni, altri da meno, ma per tutti resta la sicurezza di un lavoro fisso e tutto quello che ne può derivare.
“Il capitale,” diceva sempre l’anziano proprietario al mio giovane padre “è la cosa importante, ricorda: il capitale”.
Lui lo ripeteva sempre anche a me ed io, ancora bambino, non capivo la frase che mio padre mi riportava: ma forse adesso capisco perché mio padre quando apre una busta la apre in modo da poterla riciclare.

 

 

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