Negli ultimi giorni del 2001 l’Argentina viene colpita dalla crisi peggiore della sua storia. Nel giro di poco tempo, l’economia si paralizza e molte fabbriche chiudono o cominciano a lavorare parzialmente, senza così riuscire a rispettare i contratti di lavoro. La produzione cessa di essere redditizia e i processi di fallimento non trovano nuovi investitori pronti a recuperare l’impresa.
È durante il 2002 che il fenomeno delle imprese recuperate esplode. In questa situazione di collasso di numerose imprese, di disoccupazione generalizzata e di povertà diffusa a cui i lavoratori dovevano far fronte, iniziò a crearsi la coscienza – acuita dai racconti di amici, familiari o ex colleghi – dei rischi e dei problemi provocati dalla perdita del lavoro. Le possibilità di trovare un altro lavoro erano scarse e comunque il nuovo lavoro era a condizioni inferiori rispetto al precedente. L’alternativa per gli operai era convertirsi in cartoneros o vivere dei piani sociali. È in questo contesto che si generò la determinazione di lottare per recuperare l’impresa. L’inevitabile fine, vale a dire la perdita di un “lavoro degno”, andava combattuta in ogni modo possibile. Come segnalava un lavoratore durante il processo di recupero dell’impresa: “Questa è la nostra ultima possibilità; dopo questo non c’è più niente, il nulla totale”. Occupare le fabbriche diventa quindi una forma legittima della lotta operaia.
Così, circa 200 imprese che erano fallite, avevano chiuso o semplicemente non avevano rispettato il contratto di lavoro, vennero occupate dai propri dipendenti e trasformate in cooperative. Cambiano anche gli obiettivi dell’impresa: non si tratta più di massimizzare il profitto, bensì di ottenere migliori condizioni di vita per i propri associati. Con le parole di un lavoratore: “Perché padrone no e cooperativa sì? Perché il padrone guadagna 10 dollari e quando ne guadagna 9 dice che è in perdita e chiude perché l’impresa non è competitiva; la cooperativa, invece, quando guadagna anche solo 1 lo ripartisce tra i compañeros”.
Per coltivare e mantenere lo spirito di gruppo, i lavoratori spesso interrompono la produzione per pranzare tutti insieme e, da buoni Argentini, organizzano grigliate nel weekend per le loro famiglie o partite di calcio in vecchi magazzini dismessi.
Carlotta Cardana é una fotografa italiana specializzata in ritratto e reportage. Dopo aver completato la laurea magistrale in Teatro e Arti della Scena, decide di lasciare il lavoro in un’accademia di arti circensi per iscriversi ad un corso professionale di fotografia. Comincia a lavorare come freelance quasi immediatamente, soprattutto nell’ambito dello spettacolo con attori, compagnie teatrali, festival, musicisti e performers. Nel 2007 si sposta in Argentina, dove passa diversi mesi lavorando su due progetti riguardanti le conseguenze della crisi del 2001. Il primo lavoro é costituito da una serie di ritratti ad operai in fabbriche occupate, mentre il secondo é un reportage su una famiglia che sopravvive raccogliendo la spazzatura dalle strade. Nel 2008 si trasferisce in Messico dove si dedica alla fotografia editoriale e corporativa. Nel 2010 insegna Storia della fotografia all’Universidad de la Comunicación e comincia a girare videoclip musicali. Nel 2011 si trasferisce a Londra, dove tuttora vive e lavora.






